Ciclostazioni d’Estate

In attesa di sapere se ci sarà qualche scappata last-minute (aficionados del ferragosto, sapete di casa parlo) ecco le chiusure e aperture delle ciclostazioni in agosto:

- Ciclostazione 42: orario ridotto dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:30, sabato chiuso, CHIUSURA PER FERIE DAL 9 al 17 AGOSTO

- Ciclofficina di Ponteranica: Chiuso tutti i Sabati di Agosto!

La cartolina di oggi è da Angelino, quasi al termine del suo anno sudamericano in bici.
Saluti e buone pedalate!

Prolisso Report Campionati di Ciclomeccanica 2013

Con un po’ di giorni di ritardo, anche grazie al fatto che i campionati ci hanno “fregato” una domenica di riposo, è il momento di buttar giù due righe a proposito dei passati Campionati di Ciclomeccanica, ad uso di quelli che si stanno ancora chiedendo di cosa si tratti e di altri che credono di aver capito ma non li hanno mai visti con i propri occhi.
(Nota: le foto che seguono sono state pubblicate da gente diversa in internet, il credito di averle scattate va a loro, mentre a me il discredito di non elencare i vari fotografi, ma solo di ringraziarli qui tutti insieme)
 Quest’anno sono stati soprannominati “mondiali” perchè si sono svolti nello stesso week end dei Mondiali di Ciclismo a Firenze e anche perchè per la prima volta si sono svolti al di fuori del piazzale della Stazione delle Biciclette, organizzati da tutte le ciclofficine milanesi in coro e non solo dai ragazzi della SdB.
Per me sono più importanti dei mondiali, e anche meglio del natale..! Il primo anno sono andato da semplice spettatore, avevo una macchina fotografica e ho passato il pomeriggio a bere birra e fotografare le squadre che smadonnavano, allora abitavo a Pavia e frequentavo la Ciclofficina Ciclopi (che potete visitare QUI). L’anno dopo ho partecipato con una squadra di pavesi in un duello fratricida con i bergamaschi della ex Ciclofficina Cielito Lindo (un nome che ho sempre ritenuto il migliore mai inventato per una ciclofficina). Dall’anno successivo, anno del mio ritorno a Bergamo e nascita dell’associazione Pedalopolis e delle sue ciclostazioni ho partecipato con i bergamaschi, sempre numerosi e sempre rimescolati in squadre improvvisate, tra cui ricordo “Valchirie”, “Massile-Missile-Michelone”, “Massile-Missile-Mr. Cabretti”, un anno che ho partecipato col Segre e Massile e in cui abbiamo fatto una bici di merda del tutto bruttina e priva di qualsiasi gusto estetico e l’anno scorso quando abbiamo fatto una “lefty – retropedalage” in 3 ore con Jesus e Cabretti.

Torniamo a Domenica scorsa: sveglia alle 8, partenza alle 9, all’appello Michi, Segre, Ivan N.1, Zio, parecchie assenze ma a rallegrarci spuntano Mauro e Ilaria, ottime “new entries” della ciclofficina, infine Robb e Cabretti alla guida di un furgone pieno di rottami “sacrificali” e degli attrezzi per le squadre. Subito la Cascina Monluè mostra i suoi pregi: zona appartata, molto verde, spazio per tutti, salone interno in cui piazzare i rottami e portico sotto il quale ripararsi dalle residue piogge della notte. La squadra delle ciclofficine milanesi dispiega tutta la sua organizzazione: prenotazioni per il pranzo, iscrizioni, giuria, splendidi trofei, una spina di birra artigianale Butìga di Piacenza. Ringrazio e saluto da subito in particolare il buon Paolo che oltre ad aver cucinato dell’ottimo cibo, si è offerto di portarci un prezioso pacchetto di sigarette che, emozionati com’eravamo, abbiamo tutti dimenticato di comprare.
I meccanici chiacchierano tra di loro, dispongono gli attrezzi e le officine sotto il portico, fanno capannello attorno ai rottami, decidono quali sono i più succulenti e quali sono le strategie nel caso ti capiti questo o quello “scarnàsso”. Molti sono vecchi amici o si sono già incontrati nelle più svariate occasioni biciclistiche. Ci sono spagnoli da Valencia venuti per pubblicizzare la loro Criticona, modenesi vestiti da “umarèlls” che scrutano i lavori in corso e sentenziano in dialetto imitando i loro conterranei più anziani, gruppi di amici improvvisatisi meccanici ma anche team più professionali di gente che lo fa di lavoro. Stazione, Ubm, Tandala, Cimetta, Rocco, Balenga, solo per citarne alcuni, in una parola tutti i vips del bon-ton, del bing-bing e soprattutto del bang-bang di Milano, Lombardia e dintorni. In un angolo dei musicisti approntano un “service” scaricato da un’enorme bici da carico e iniziano a striplellare accordi delicati e ingarbugliati come solo i jazzisti sanno fare.
Terminate le iscrizioni, il campionato entra nel vivo del’azione. L’assegnazione dei rottami avviene tramite corsa, un rappresentante per ogni squadra (ce ne sono 31!) si scapicolla in un percorso attorno al parco che lo porta all’ingresso dal retro del salone, una volta entrati, si avvinghiano al rottame prescelto i primi, alle seconde scelte i secondi, ad una bici a caso gli ultimi. Le bici sono state meticolosamente catalogate dalla giuria, che ha assegnato a ogni bici un grado di difficoltà tecnica. Alcune hanno anche dei suggerimenti che vanno dal beffardo “canotto da sbloccare” al paternalistico “bici rara: non sbombolettare”. Ci sono bici di ogni tipo e i nostri si accaparrano un’anonima bici da uomo, il cadavere di una bici elettrica e un trio di grazielle, considerate come unico lotto. Segue un momento di pace in cui con calma ogni squadra esce dal salone e viene associata alla bici di partenza, al quale segue l’atteso “via”, ed ecco il momento più caotico di tutti.

La prima mezz’oretta di gara è concitata e urlante, brulicante di persone, mozziconi di bici, attrezzi, bambini e quant’altro. Le squadre dimenticano tutte per un attimo di essere depositarie di un’antico artigianato e perdono la calma proprio nel momento di impostare bene il lavoro. Fondamentale in questa fase è avere uno scugnizzo in squadra che si accaparra velocemente i ricambi più ambiti correndo avanti e indietro dal mucchio di rottami, scatole piene di freni rotti, mezze bici da cannibalizzare, la base di lavoro di qualsiasi ciclofficina popolare che si rispetti. Le bici vengono soppesate, smontate, pulite, alcuni avviano delle postazioni di verniciatura “da campo”, altri si esibiscono in operazioni inconsuete, costruzione di accessori bizzarri, imprecazioni, canti, insulti amichevoli e birrette tra squadre concorrenti. L’orchestrina suona degli indiavolati tico-tico, la giuria passeggia meditabonda soppesando i lavori, incoraggiando i più maldestri e lasciando cadere qua e là domande sibilline e consigli illuminanti. Insieme ai primi curiosi e visitatori, fa la sua entrata in scena anche il sole.
Prendiamoci un momento, ora che la frenesia è passata e si lavora con calma, per osservare i nostri al lavoro. Partiamo dai “Cabretti Umarelle Clan”. La squadra di Facke, Missile e Cabretti ha deciso di costruire una “low-rider” a partire dalla carcassa parecchio lunga e color verdone di una brutta bici elettrica. La sella è completamente arretrata, montata sul portapacchi e la guida è da chopper, la forcella anteriore è rossa di una bici da uomo e il manubrio è di una graziella. Questi giovinastri hanno anche aperto un vecchio freno e le parti sono state trasformate nel comando del cambio in un bizzarro e schizofrenico “retro-fitting”.
Altra squadra, dal nome di un famoso personaggio bergamasco: “i Licantropi”. Ivan, Michi e Robb hanno smontato la bici da uomo e la stanno dipingendo di un tenue azzurro-acqua, il risultato sarà assai colorato: con forca gialla, carter rosso e parafanghi blu sembra di vedere la versione a due ruote della famosa Polo multicolore di un po’ di tempo fa. Dati i tempi rilassati che questa squadra si è data, non ci sarà nemmeno il tempo di provare questo colorato coso su strada, ma i colori dicono tutto.

La terza squadra, “Bikefellas” vede il Segretario, lo Zio, Mauro e Ilaria alle prese con il lotto “tre grazielle”, tre rottami al massimo livello di difficoltà con l’indicazione di cavarne due bici funzionanti. Il Segre, al momento della scelta del rottame, non ha resistito alla chiamata di Santa Graziella e mosso da ciclistica pietas ha adottato le tre orfanelle. Grazie alla possibilità di fare due bici contemporaneamente (mentre gli altri dovevano ultimare la prima prima di iniziarne un’altra) e avendo scelto di fare un restauro serio di uno e una tamarrata totale sull’altra, eccoli mentre si trasformano in Jekyll e Hyde, passando da una bici all’altra. La “Marilù” è ricostruita filologicamente, mentre la graziella “rat” sfoggia una doppia forcella da uomo e mtb ammortizzata, col freno avanzatissimo, un artistico archetto azzurro che collega le due forcelle e un pratico cestone portatutto.
 Come tutte le cose belle, anche il tempo della gara si esaurisce rapidamente. Sordi ai richiami successivi della giuria sul tempo restante, alcuni si sono fatte cogliere con la vernice ancora gocciolante o coi movimenti centrali aperti. Per chi consegna fuori tempo ci sono penalità sui punteggi, che vengono assegnati in base a giudizio meccanico, giudizio estetico, quantità di ricambi nuovi utilizzati, condizioni della postazione della squadra al termine dei lavori e, appunto, tempi di consegna. Mentre si aspetta il verdetto della giuria le squadre smontano le postazioni, si strofinano con l’immancabile pasta lavamani e si concedono il conforto di un’ennesima birretta.
Per assegnare alcuni premi, il premio Alfonsina Strada per squadre con maggiori quote rosa, il premio Stabilizzatore per la squadra più giovane e il premio per il maggior numero di bici riparate, è necessario lo scontro diretto tramite garetta improvvisata nel piazzale della cascina in sella alle bici appena costruite, infine è possibile stilare la classifica e assegnare tutti i premi. Ed ecco la sorpresa! Tutte le squadre di Bergamo, compresa anche la squadra “Porizzi” che non era scesa con i Pedalopolesi, vincono un premio!

Trofeo Mondiale Sheldon Brown 2013: Gli Umarells (bici n° 9 e n° 39)
1° classificato per la miglior bicicletta: Bike Fellas (bici n° 11 e n° 7)
2° classificato per la miglior bicicletta: Umarelle Clan (bici n° 58)
3° classificato per la miglior bicicletta: Balenga 1 (lilla) (bici n° 33)
Premio “Portlandia” (bicicletta più fighetta): Stecca (bici n° 21)
Coppa “Saltafoss” (bicicletta con meno pezzi nuovi): Gli Umarells (bici n° 9)
Coppa “Pedale sfilettato” (bicicletta meno funzionante): Gli Scassati (bici n° 23)
Premio “Randonneur” per la squadra che viene da più lontano: Campagnolo Sensibile (bici n° 48)
Premio “Stabilizzatore” per la squadra più giovane: Paolo (bici n° 17)
Premio “Alfonsina Strada” per squadra più al femminile: Porizzi (bici n° 27)
Premio “Graziella” per la bicicletta più tamarra: I Licantropi (bici n° 12)
Premio “Sfere libere” per il maggior numero di biciclette (funzionanti) finite: Gli Umarells (bici n° 9 e n° 39)

Come ogni anno la vera conclusione dei campionati, i mezzi prodotti vengono venduti all’asta e il suo ricavato devoluto in beneficienza. Quest’anno vanno a favore della ciclofficina “Io Ci Sto” a Rignano Garganico, che si occupa di dare tramite una bici, indipendenza di movimento e quindi sollievo dal caporalato ai braccianti immigrati nelle campagne della zona. I mostri dei vincitori dei trofei meccanici non riscuotono molto successo, ma in generale l’asta va molto bene e gli organizzatori comunicano che a conclusione della giornata sono stati raccolti ben 1800 euro. Niente male se pensiamo che tutto quello che abbiamo dovuto fare è stato riparare rottami e bere birra! Concludo con la foto di gruppo rituale, possiamo essere fieri di noi e di tutti quelli che hanno contribuito al campionato, che anche quest’anno ci ha regalato una splendida giornata. Ciao a tutti da Z.

Bergamaschi alla prima gravel milano-cremona – 24 marzo 2013

Come passare una fredda e piovosa domenica di marzo? Di quelle che l’inverno non è ancora passato? Facile: organizzate tre squadre da tre persone, scegliete delle bici da sterrato ed iscrivetevi alla prima Gravel Race Milano-Cremona, un’allegra scampagnata ciclocross single-speed di 100 e passa chilometri attraverso le campagne padane, organizzata da quei buontemponi della Stazione delle Biciclette di San Donato Milanese.
(clicca sulle foto per ingrandirle)
 
Le tre squadre sono assai diverse tra loro, se la prima, “Quelli del Ciccio”, ha bici adatte ed un aspetto professionale, le altre due spiccano per equipaggiamenti pittoreschi e biciclette che si fanno riconoscere!
I “Graziellisti”, noti a chi segue le avventure dei pedalopolesi nel mondo delle gran fondo amatoriali, sfoggiano tre grazielle con ruote da 20″ mentre i loro antagonisti diretti, “Cabretti Umarelle Clan”, hanno bici da passeggio e ibridi da ciclofficina.
 
La gara si è svolta sotto la pioggia incessante e accarezzata da un vento gelido, il percorso era uno zig-zag di sentieri accidentati e argini di pittoreschi canali e fossi. Quelli del Ciccio hanno portato strenuamente a termine il percorso, mentre le altre due squadre si sono fermate a crema, tutt’altro che ingloriosi dopo 60 km!